Cesare Roda ci ha lasciati

Cesare ci ha lasciati la sera del 30 ottobre 2012.  Era una persona speciale, anomalo nel panorama delle Scienze della Terra in Italia. Oltre a una grande competenza professionale, che certo poteva condividere con altri colleghi, era un entusiasta-schivo, con idee e progetti originali, ma detestava il clamore dei protagonismi e dei personalismi. Quando pensammo di fondare il Centro Eventi Estremi e Disastri, inseguivamo entrambi un’idea di divulgazione scientifica diversa da quelle che ci presentava nel 2010 la realtà italiana. Erano per lo più solo i giornalisti a fare da punto di congiunzione fra l’ambiente della ricerca scientifica e il grande pubblico, ma che non presentano quasi mai assieme alle certezze, le inquietudini che la ricerca porta con sé e i dubbi che possono tenerci svegli la notte, una fatica che avvicina le persone e le può rendere disponibili all’ascolto, anche da punti vista molto lontani. Nessuna torre d’avorio, nessuna stanza riservata. Fare conoscere i dati scientifici, mettere le persone in grado di valutare e di percepire i rischi. E’ un mondo, quello dei disastri di origine naturale, che si comprende solo nel lungo periodo, intrecciando gli eventi e le loro cause con la storia dei luoghi, con i segni lasciati nelle culture locali.

E così iniziammo l’esperienza della divulgazione scientifica e storica come un obiettivo di civiltà, una stagione già aperta da Cesare con la sua direzione di Geoitalia, a cui aveva impresso un percorso del tutto nuovo.

Arrivammo in pochissimo tempo, alla fine del 2010, ad avere la sede di Spoleto, grazie al suo fecondo incontro con persone eccezionali e responsabili, come Teresa Dello Storto, e grazie anche all’attenzione del sindaco Benedetti, in quei giorni nostro attento interlocutore, e non mancò neppure il sostegno dell’INGV, dove ero dirigente di ricerca.  Cesare Roda è divenuto poi il presidente del Centro EEDIS, come una più diretta assunzione di responsabilità.

Lo voglio ricordare soprattutto nei nostri incontri a Bologna, dove spesso era di passaggio da Udine per mezza Italia, sempre instancabile e riflessivo. Ma là, in Piazza Maggiore, in certe sere primaverili o estive, con la poca luce dei lampioni, si intravvedevano cose che ancora non c’erano: quelle che doveva fare il Centro EEDIS, i libri, i seminari, i dibattiti, il sito web. O i suoi passaggi alla sede del Centro EEDIS a Spoleto, questa piccola città che amava già da prima, per storie sue personali. E su tutto la sua ironia,  da emiliano abituato a un lavoro costante e alla concretezza degli obiettivi, un po’ frugale e un po’ sopra ai giochi. E poi, in fondo a un cassetto, o in una cartella del suo pc, un libro che stava scrivendo, un giallo ambientato a Bologna e a Spoleto, pieno di arguzie e di intrighi che talvolta anticipava, sorridendo come a un suo gioco, che in fondo non voleva finire.

Emanuela Guidoboni

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